Sulle spalle dei giganti
- Aficionados

- 3 gen 2021
- Tempo di lettura: 2 min
Articolo di Michelangelo Socci

È quasi passato un anno dall’avvento del Covid. In questi duri mesi abbiamo imparato che il male può essere anche senza volto, perché non sempre è un nemico facile da individuare e affrontare. Abbiamo capito di essere chiamati a combattere contro una presenza che non vediamo, ma di cui sperimentiamo tutto il male che porta.
Insomma, è la condizione vissuta dai protagonisti del Signore degli Anelli.
Anche noi, come Frodo, ci siamo detti tante volte: “avrei tanto desiderato che tutto ciò non fosse accaduto ai miei giorni!”.
Davanti al male siamo tutti hobbit. Mezzuomini fragili, gente piccola e un po’ buzzurra, chiamata, nonostante questo, a cose grandi. È proprio il mezzuomo Frodo a dover portare l’Anello fino a Mordor… ma non da solo! Come gli ricorda Aragorn durante la terribile traversata delle Terre Selvagge: “Non disperare, non sei solo!”. Tutti gli amici che Frodo incontra sembrano sfruttare le ultime forze che hanno per permettergli di compiere la sua missione. Infatti: cosa avrebbe potuto Frodo senza il fedele Sam? Dove sarebbe arrivato senza Compagnia dell’Anello?
Forse consiste proprio in questo popolo sgangherato, fatto anche di traditori, quel fenomeno portentoso che Tolkien descrive col neologismo “eucatastrofe”: “l’improvvisa svolta gioiosa di una storia, che ti trafigge con una gioia tale da farti piangere. E arrivo all’idea che essa produce il suo effetto peculiare perché è un’improvvisa visione della Verità: tutta la tua natura incatenata a causa ed effetti materiali, la catena della morte, prova un sollievo improvviso come se un arto lussato tornasse improvvisamente a posto. […] è così che le cose vanno realmente nel Grande Mondo per il quale la nostra natura è fatta. E concludo dicendo che la Resurrezione è stata la più grande ‘eucatastrofe’ possibile nella Fiaba più grande, e produce quell’emozione essenziale: la gioia cristiana che porta alle lacrime perché è qualitativamente tanto simile al dolore, dato che viene dai luoghi in cui Gioia e Dolore sono uno, riconciliati, come l’egoismo e l’altruismo vengono assorbiti nell’Amore. […] Esiste un posto chiamato ‘paradiso’ in cui il bene che qui rimane incompiuto viene completato; e in cui le storie non scritte, e le speranze inadempiute, possono proseguire. Potremmo ancora ridere insieme…”.
Attenzione, però, a non relegare l’epopea di Frodo al mondo letterario, come se la Compagnia dell’Anello fosse una favola della buonanotte per ingenui. Tolkien, per bocca di Sam, ci avverte: “apparteniamo anche noi alla medesima storia, che continua attraverso i secoli! Non hanno dunque una fine i grandi racconti?”.
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