Hakuna Trashata (Tutta eresia)
- Aficionados

- 5 nov 2020
- Tempo di lettura: 4 min
Articolo di Maria Paola Santucci

Un enorme polverone è stato sollevato da un video condiviso ieri da una nota pagina instagram il cui ruolo dovrebbe essere un semplice intrattenimento sul mondo dello spettacolo, ma che negli ultimi tempi ha, come molti altri, concentrato la sua attenzione nel cercare di affossare, come i dettami del mondo vogliono, la Chiesa.
Al centro della polemica vi sono le parole che il vicario del Vescovo di Macerata, don Andrea Leonesi, ha pronunciato in un’omelia durante la messa del 27 ottobre: “Guardate, fratelli, possiamo dire tutto ma l'aborto è il più grave degli scempi. Mi verrebbe da dire una cosa ma poi scandalizzo mezzo mondo. È più grave un aborto o un atto di pedofilia?”. Ha aggiunto “Le mogli siano sottomesse ai mariti. [..] Il marito infatti è capo della moglie”. Due punti che ormai da decenni sono il capo d’accusa privilegiato per la Chiesa, e che offrono, a detta di alcuni, “motivo di allontanamento” da quest’ultima. Ma procediamo per gradi.
Il peccato dell’aborto e della pedofilia sono due atti ugualmente malvagi e immorali, entrambi condannati dalla Chiesa allo stesso modo, che lo si condivida a no. La costituzione apostolica Gaudium et Spes sottolinea: “Tutto ciò che è contro la vita stessa, come ogni specie di omicidio, il genocidio, l'aborto, l'eutanasia e lo stesso suicidio volontario; tutto ciò che viola l'integrità della persona umana, come le mutilazioni, le torture inflitte al corpo e alla mente, gli sforzi per violentare l'intimo dello spirito; tutto ciò che offende la dignità umana [… ] tutte queste cose, e altre simili, sono certamente vergognose e, mentre guastano la civiltà umana, inquinano coloro che così si comportano ancor più che non quelli che le subiscono; e ledono grandemente l'onore del Creatore”.
Tra i numerosi commenti al video dell’omelia si leggono frasi come: “Sta solo difendendo la sua categoria, visto che insabbiano casi di pedofilia da generazioni”. In realtà non è così: l’11 aprile 2019 sulla questione della pedofilia nella Chiesa si è espresso il Papa emerito Benedetto XVI in un lungo articolo riportato dal Corriere della Sera (di cui vi consigliamo la lettura integrale). Egli colloca la pedofilia in quel processo di dissoluzione dell’autorità dottrinale della Chiesa e lo definisce come figlio di un “collasso morale”.
Riguardo alla questione della sottomissione della moglie al marito, sembra di tornare indietro di qualche anno e di assistere alle disinformate accuse lanciate all’uscita del libro della giornalista e scrittrice Costanza Miriano. Quando San Paolo nella lettera agli Efesini scriveva queste parole non intendeva affatto esprimere il suo maschilismo, anzi, come scrive la Miriano in un suo articolo “è al cristianesimo che dobbiamo la prima vera grande rivalutazione delle donne”. La sottomissione di cui scrive Paolo non va innanzitutto decontestualizzata dalla situazione sociale in cui egli viveva;(stiamo infatti parlando del I secolo d.C.) situazione che dai tempi dei greci vedeva la moglie sottomessa al capo famiglia che era il marito. Inoltre va tenuto in considerazione il passo completo che san Paolo scrive “Siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo. Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo. E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto.” Questo passo oggi così manipolabile, lo scrittore Andrea Giovanoli lo esplica in maniera impeccabile quando nel suo libro dice: “Esattamente come in ogni associazione di uomini spontaneamente si stabilisce una gerarchia, così anche nella famiglia è perfettamente sano palesare quella che per propria natura, vige” ancora una volta la chiave di lettura è Cristo, la Sua Chiesa e la gerarchia che intercorre tra loro. La gerarchia è la stessa di una famiglia, per cui chi è al vertice è chiamato ad essere, con maggiore sollecitudine, al servizio dei propri “sottoposti”. Perciò la sottomissione della moglie al marito non è quella di una schiava verso il suo padrone, ma uno “stare sotto” cioè avere la responsabilità di reggere gli altri, senza però nessuna distinzione di importanza, “come la roccia che compone la base di una montagna è essenziale tanto quanto quella che forma la vetta.” A. Giovanoli, Non più due.
Per concludere, e tornare a questo video che ha fatto tanto discutere sono illuminanti alcune parole di Benedetto XVI: “Accanto – alla parabola dei pesci buoni e quelli cattivi – c’è la parabola della Chiesa come un campo sul quale cresce il buon grano che Dio stesso ha seminato, ma anche la zizzania che un «nemico» di nascosto ha seminato in mezzo al grano. In effetti, la zizzania nel campo di Dio, la Chiesa, salta all’occhio per la sua quantità e anche i pesci cattivi nella rete mostrano la loro forza. Ma il campo resta comunque campo di Dio e la rete rimane rete da pesca di Dio. E in tutti i tempi c’è e ci saranno non solo la zizzania e i pesci cattivi ma anche la semina di Dio e i pesci buoni. Annunciare in egual misura entrambe con forza non è falsa apologetica, ma un servizio necessario reso alla verità”
Ciò che al mondo piace vedere è solo la zizzania della Chiesa, Bisogna perciò avere occhi vigili e cuore sveglio sempre per non lasciarsi scoraggiare dalla prima “trashata” che il web fa passare.
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